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Ricordati di me

Venerdì 2 febbraio 2018 la Chiesa ha celebrato la festa della presentazione di Gesù al Tempio e celebrato la 22ª Giornata mondiale della vita consacrata. Nella nostra Chiesa locale l’appuntamento è stato al Santuario della Madonna della Stella in Montefalco: alle 15.30 l’Arcivescovo ha incontrato i religiosi, le religiose e gli eremiti della Diocesi e, alle 17.00, ha presieduto la Messa. Il pomeriggio è stato organizzato da padre Matteo Marcheselli dei Frati Minori di Monteluco, delegato diocesano Cism (Confernza italiana dei superiori maggiori), e da suor Monica Cesaretti della Sacra Famiglia di Spoleto, delegata diocesana Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia).

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Quasi tutte le famiglie religiose della Diocesi erano rappresentate: i Benedettini di Norcia, gli Agostiniani di Cascia, gli Agostiniani Scalzi di Spoleto, i Frati Minori di Monteluco e Montefalco, i Chierici Regolari di S. Paolo (Barnabiti) di Campello sul Clitunno, i Passionisti della Madonna della Stella, i Frati Minori Cappuccini di Spoleto, i Missionari del Preziosissimo Sangue di Giano dell’Umbria, le suore della Sacra Famiglia di Spoleto, le Suore Convittrici del Bambin Gesù di Spoleto, le Figlie del Sacri Cuori di Gesù e Maria (dette di Ravasco), eremite ed eremiti.

Durante il dialogo mons. Boccardo, su richiesta degli stessi religiosi, ha raccontato il percorso dell’Assemblea Sinodale che la Chiesa di Spoleto-Norcia ha vissuto nell’anno pastorale 2016-2017, spiegando le motivazioni, le modalità di svolgimento dei lavori, i risultati contenuti nel Documento Pastorale “Per una Chiesa abitata dalla gioia del Vangelo” e le conseguenti applicazioni pratiche. Il Presule ha anche illustrato il nuovo percorso della catechesi in corso in Diocesi, frutto proprio dell’Assemblea sinodale: «È stata fatta – ha detto – una prima verifica qualche sera fa con i delegati delle Pievanie e la formula sta funzionando. Certo, non mancano fatiche, polemiche e critiche ma questo è naturale; comunque i primi mesi ci fanno ben sperare. So – ha aggiunto – che alcuni catechisti rifiutano di seguire il nuovo metodo; ricordo che non si tratta di un’opzione ma che il nuovo percorso di iniziazione cristiana nella nostra Diocesi è normativo». Riguardo agli Oratori mons. Boccardo ha detto che stanno fiorendo piano piano in vari parti della Diocesi. Gli animatori che si sono formati al Centro diocesano di Pastorale giovanile in questi anni stanno ora sostenendo il cammino degli oratori locali (ad esempio a Norcia, Cascia, Arrone, Montefalco ecc…). Sul fronte terremoto l’Arcivescovo ha fotografato l’esistente e cioè che la ricostruzione è ancora ferma: «Sarebbe importante per la gente vedere che si ricostruisse qualcosa (non necessariamente una chiesa), sarebbe un messaggio psicologico fondamentale per queste nostre persone spesso avvolte dallo scoraggiamento. Non perdo occasione di dire ciò e proprio stamattina (2 febbraio 2018, ndr) l’ho ribadito ai responsabili della Protezione civile regionale che ho incontrato a Foligno». In merito alla vita consacrata il Presule è stato invitato ad individuare una forza e una debolezza: «La forza – ha detto – è la presenza stessa dei religiosi e delle religiose; è un segno importante al di là delle opere che gestiscono; la debolezza è che siete pochi, non c’è una presenza omogena di consacrati sul territorio diocesano». All’Arcivescovo è stato chiesto come ripensare la vita religiosa che è in crisi di vocazioni. «Mi pare – ha detto – che oggi non ci sia più differenza tra la consacrazione della persona e le opere che scaturiscono da questa consacrazione. Ciò porta inevitabilmente ad avere conventi chiusi su stessi, con frati e suore che spendono tutte le energie a tirare avanti in qualche modo opere e case. Ripartire allora dalla consacrazione personale e di conseguenza ripensare al modo di declinarla nell’oggi, consapevoli che quanto fatto finora, pur lodevole e prezioso, forse non corrisponde più alle attuali esigenze. Immagino delle comunità che abbiano dei momenti forti di preghiera in comune e che poi ogni membro vada a fare apostolato in settori diversi. Ma il cammino è lungo».

Alle 17.00 c’è stata la celebrazione eucaristica in Santuario, preceduta dal rito delle benedizione delle candele e dalla processione. I consacrati hanno rinnovato le promesse religiose. Mons. Boccardo nell’omelia, spiegando la presentazione di Gesù al tempio da parte di Maria e Giuseppe, ha detto che «Dio si è sottomesso alle piccole leggi che delineano la vita dell’uomo. Ha voluto condividere tutto dell’umanità, fino alla sofferenza e poi la morte. Maria e Giuseppe vanno al tempio e in un qualche modo restituiscono a colui dal quale (Dio) avevano ricevuto. Anche noi – ha proseguito l’Arcivescovo – siamo qui per restituirci a Dio, per metterci ancora nelle sue mani. Siamo qui per riconoscere il suo dito che ci sorregge nelle fatiche e ci accarezza nella gioia; siamo qui per dirgli: eccomi, ci sono; siamo qui per sentirci dire da lui: sei mio figlio, ti voglio bene. Tutti siamo chiamati a non trattenere solo per noi la vita ricevuta, ma a donarla nella famiglia e nella vita consacrata: è il nostro modo per restituire a Dio quanto da lui ricevuto». Ai consacrati ha detto: «La vostra presenza, al di là delle opere, è preziosa perché alimenta nel cuore di ciascuno la nostalgia di una vita bella e piena che troveremo solo nella casa di Dio, al termine del percorso su questa terra. Voi, dunque, siete come dei cartelli che ci indicano questa meta lungo il cammino; siete un po’ come i profeti: con la vostra consacrazione ci ricordate che Dio colmerà le attese scritte nei nostri cuori».