Ordinazione presbiterale di Luca Gentili e Salvatore Ficarra. Intervista per conoscere la loro storia di vita e la loro vocazione. Diretta social della cerimonia.

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Giovedì 8 dicembre 2022 alle ore 17.00 nella Basilica Cattedrale di Spoleto l’arcivescovo Renato Boccardo ordinerà presbiteri i diaconi Salvatore Ficarra e Luca Gentili. Davvero un bel momento di grazia per la Chiesa di Spoleto-Norcia. La celebrazione verrà trasmessa in diretta nei canali social della Diocesi: pagina Facebook (SpoletoNorcia) e Canale You Tube (Archidiocesi Spoleto Norcia). La sera prima, il 7 dicembre alle ore 21.00, nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni Paolo II in S. Nicolò ci sarà una veglia preghiera in preparazione all’ordinazione.

Luca, 31 anni, è originario di Pigge di Trevi. Salvatore, 28 anni, è nato in Sicilia, trasferito a Spoleto all’età di 13 anni. Entrambi hanno deciso di entrare in seminario nell’esperienza estiva in Val di Susa della pastorale giovanile nell’estate 2015. Per Luca un prete di riferimento è stato don Luigi Galli, per Salvatore don Edoardo Rossi. Il primo ha come Santo di riferimento S. Paolo, il secondo la Vergine Maria. Ma conosciamo meglio i due futuri presbiteri.

Luca Gentili

Fai una breve presentazione di te stesso.

 Luca. Sono nato a Foligno il 30 gennaio 1991. La mia famiglia vive a Pigge di Trevi. Proprio qui, nella chiesa di S. Marco, sono stato battezzato il 21 aprile 1991. Ho frequentato le scuole elementari e medie a Trevi, per poi proseguire al Liceo Scientifico “Marconi” di Foligno. Una volta diplomato mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia, conseguendo la laurea nel 2015 con una tesi sulla compatibilità tra i diritti liberaldemocratici e i sistemi di diritto islamico. Appena laureato sono entrato al Pontificio Seminario regionale “Pio XI” di Assisi, intraprendendo così il cammino per diventare sacerdote. Qui ho studiato all’Istituto Teologico di Assisi, conseguendo il Baccalaureato nel 2021, con una tesi sull’odierna crisi delle democrazie e il magistero sociale della Chiesa in proposito. Attualmente sto frequentando il corso di licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. Inizialmente ho svolto il tirocinio pastorale nelle parrocchie del trevano. Dal secondo anno di seminario e fino all’ordinazione diaconale sono stato con don Sem Fioretti e gli altri seminaristi nella parrocchia del Beato Pietro Bonilli in Cannaiola di Trevi. Divenuto diacono il 18 settembre 2021, sono stato trasferito nella parrocchia di S. Bartolomeo in Montefalco. Dall’ottobre 2022 sono tornato nella parrocchia di Cannaiola. Dal maggio 2022 sono Cancelliere dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia.

Salvatore Ficarra

Salvatore. Sono nato a Mazzarino, un paesino dell’entroterra siciliano in provincia di Caltanissetta, il 27 ottobre 1994. Provengo da una famiglia normale, che non vuol dire perfetta, dove ho imparato l’arte del volersi bene e dell’aiutarsi a vicenda. Fin da bambino sono stato educato ai valori cristiani e ad una vita di fede. A 5 anni circa ho iniziato a fare il chierichetto nella Parrocchia-Santuario di Maria Santissima del Mazzaro, luogo dove è nata la mia fede e a cui sono molto legato. A Mazzarino ho vissuto una vita normale, frequentando la scuola elementare e la scuola media fino al secondo anno. Nel 2007, insieme ai miei genitori, ci siamo trasferiti a Spoleto per motivi di lavoro. Qui ho terminato la scuola media per poi continuare le superiori presso l’Istituto Alberghiero. In seguito, dopo un periodo di discernimento, ho deciso di entrare in seminario.

Come è nata la tua vocazione?

Luca. Ha radici nella mia infanzia. Sono cresciuto in una famiglia cattolica; seppur non impegnati attivamente in parrocchia, i miei genitori hanno sempre partecipato alla Messa domenicale ed io sin da bambino ho fatto altrettanto. Mia nonna materna e mio nonno paterno sono stati per me esempio di una fede semplice ma molto profonda e radicata e mi hanno trasmesso la bellezza di questa fede in Cristo e nella sua Chiesa. Sin da bambino ho iniziato a servire all’altare nella mia parrocchia di Bovara. Sollecitato da un invito all’impegno attivo in parrocchia che mons. Riccardo Fontana mi rivolse il giorno della Cresima, ho iniziato il mio servizio come aiuto catechista. Molto importante in questo periodo fu l’esempio di dedizione e di amore alla Chiesa che ebbi dai due catechisti che aiutavo, Massimo e Cristina. In questo tempo iniziai anche l’attività di animazione estiva presso l’oratorio di Collecchio, allora coordinato da padre Oronzo Saponaro, ofm. Quell’esperienza fu l’occasione per gustare la gioia della fede. Intano arrivò in Diocesi il nuovo arcivescovo mons. Renato Boccardo. Poco dopo incontrò i giovani delle varie zone. In quell’occasione ci fu chiesto di riflettere sul brano dell’adultera del Vangelo di Giovanni; fu la prima volta che gustai la grande grazia di meditare e lasciarmi interrogare dalla Parola di Dio. Poco dopo iniziai a fare servizio liturgico per le celebrazioni in Cattedrale. Mi colpì molto il fatto che il Vescovo si ricordasse di me; da allora è iniziato con lui un cammino in cui mi si è fatto sempre accanto con dedizione, rispetto e delicatezza. Parte integrante di questo percorso furono una serie di ritiri per giovani che facemmo nella parrocchia di S. Pietro a Spoleto, sempre guidati dall’Arcivescovo. Culmine di questi ritiri furono le uscite estive in Val di Susa, dove ho maturato la scelta di entrare in seminario.

Salvatore il giorno dell’ordinazione diaconale, 18 settembre 2021

Salvatore. É nata in famiglia ed è maturata in parrocchia. In famiglia grazie all’esempio dei miei genitori e soprattutto della nonna paterna, Concetta. Lei per me è stata la testimone vivente del Risorto, colei che mi ha trasmesso la fede. La sua testimonianza e la sua profondissima fede sono state per me un faro che ha illuminato il cammino fatto fino ad oggi. È stata, inoltre, una donna di una profondissima umanità. Mi vengono in mente alcuni episodi. Quando sapeva che nel quartiere vi erano persone in difficoltà, senza indugio si dava da fare per aiutarle, facendo arrivare in quelle case, in maniera anonima, cibo e altre cose di cui necessitavano. Grande esempio di carità questo. Una carità che non fa rumore, ma che nasce da quell’amore scaturito dall’esperienza fatta del Signore. Quindi fin da bambino, grazie all’esempio ricevuto, sentivo dentro di me il desiderio di farmi prete, però non sapevo ancora decifrarlo bene. Successivamente la mia vocazione è maturata in parrocchia, dapprima a Mazzarino e soprattutto a Spoleto. Qui, nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, subito dopo la cresima, ho iniziato l’esperienza dell’oratorio e a vivere più da vicino le varie attività che la parrocchia proponeva. Questo per me è stato un periodo importante: grazie all’aiuto dell’allora parroco don Edoardo Rossi e del popolo di Dio, ho iniziato ad interrogarmi seriamente su cosa il Signore stesse chiedendo alla mia vita e su cosa io volessi fare da grande.

Ricordi il giorno che hai deciso di entrare in seminario: dove eri, a chi lo hai comunicato per primo?

Luca il giorno dell’ordinazione diaconale, 18 settembre 2021

Luca. Molto bene. Come dicevo sopra, l’Arcivescovo organizzava ogni anno l’uscita in montagna con i giovani. Durante queste uscite una giornata era dedicata alla meditazione e al ritiro. Nell’estate 2014 il Vescovo fece una riflessione sul brano della chiamata degli apostoli e disse questa frase: “posto che tutti i cristiani per definizione sono chiamati a seguire Cristo, quel è il modo specifico con cui lui ti chiede di andargli dietro?”. Questa frase innescò una lunga riflessione in me e fece emergere qualcosa che era sopito da tempo: il desiderio e la chiamata a seguire Cristo come ministro ordinato. Espressi questo sentimento al Vescovo e lui mi disse che lo riteneva qualcosa di fondato, che lui peraltro aveva già notato. Allora mi propose di iniziare un cammino di un anno esatto, accompagnato da lui e da un sacerdote che avrei scelto io. Così fu. Chiesi a don Mirco Boschi, allora collaboratore pastorale nelle parrocchie del trevano, di accompagnarmi. Fu un anno complesso, ma tanto il Vescovo quanto don Mirco mi si sono fatti vicino, con pazienza e rispetto, specie nei momenti più complessi e di ripensamento. Fu così che, sempre in Val di Susa, precisante in una baita a Sagnalonga di Cesana, nell’agosto 2015 decisi di intraprendere il cammino per diventare prete.

Salvatore. Certamente. Era l’estate 2015. Con alcuni giovani della Diocesi stavamo facendo un’esperienza in montagna, guidata dall’Arcivescovo, in Val di Susa, che prevedeva anche un giorno di ritiro. Durante un colloquio mons. Boccardo mi chiese: “Allora Salvatore sei pronto per entrare in seminario?”. Io già da tempo avevo pensato a quest’idea, infatti stavo facendo un cammino di discernimento da alcuni anni. Quindi se lì per lì rimasi un po’ spiazzato per tale domanda, non esitai nel dare la risposta. Dissi di sì. Erano circa le cinque del pomeriggio dell’11 agosto 2015 a Sagnalonga, a 2000 metri di altezza. La prima persona a cui lo comunicai fu don Edoardo Rossi.

Un prete che per te è stato di riferimento per la scelta definitiva di avviarti al sacerdozio…

Luca. Don Luigi Galli. Fu lui che per la prima volta, credo facessi ancora le elementari, mi disse che da grande sarei diventato prete. Con lui sono cresciuto in parrocchia e ho iniziato tutte le attività che nel corso degli anni ho svolto e che mi hanno aiutato a maturare nella fede. É stato di certo colui che mi ha indirizzato ed instradato sul cammino per il sacerdozio.

Salvatore. Don Edoardo Rossi. Sono stato da subito colpito dalla passione che metteva in ciò che faceva. Dall’attenzione ai bisogni delle persone, dalla cura per le persone ammalate che sovente andavamo a trovare insieme, dalla particolare simpatia che nutriva per i giovani. Posso dire che quegli anni vissuti nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo sono stati una scuola di vita e il suo esempio mi ha fatto interrogare seriamente sulla mia vita e la mia vocazione, fino ad arrivare alla scelta di entrare in seminario.

Qual è il tuo Santo di riferimento e perché?

Luca. S. Paolo. Ne ho sempre amato la complessità; nelle sue lettere talvolta è rigido, ma sa essere anche dolce; cerca di essere integerrimo, ma è consapevole della sua debolezza. Poi è impulsivo, sanguigno e prende spesso dei granchi, ma ha un amore grandissimo per Cristo e per la Chiesa. Una figura che mi ha sempre affascinato perché la sua storia è molto umana e io non fatico a ritrovarmi molto in taluni suoi tratti.

Salvatore il giorno dell’ordinazione diaconale, 18 settembre 2021

Salvatore. La Vergine Maria. Fin da piccolo sono stato accompagnato da questa presenza materna. Da bambino i primi passi nella fede li ho fatti in un Santuario mariano, la Madonna del Mazzaro; a Spoleto nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo la mia fede è maturata in particolare nel Santuario della Madonna di Loreto; nei primi due anni di seminario, nella parrocchia di Castel Ritaldi dove ho svolto servizio, frequentavo con gioia il Santuario della Madonna Bruna; in questi ultimi anni a Cannaiola di Trevi sono stato in un Santuario dove si venera la Santa Famiglia di Nazareth. Non per ultimo verrò ordinato presbitero, insieme a Luca, nel giorno dell’Immacolata Concezione di Maria. È stata quindi questa presenza costante nella mia vita che mi ha portato ad incontrare Gesù, a fare esperienza di lui e a testimoniarlo con la mia vita.

Indica tre caratteristiche che per te deve avere il prete oggi…

Luca il giorno dell’ordinazione diaconale, 18 settembre 2021

Luca. Anzitutto l’affabilità nei confronti della gente: “la vostra affabilità sia nota a tutti”, dice S. Paolo. Altra qualità è la dedizione a Cristo e alla Chiesa: il prete deve vivere con impegno, sapendo che la propria vita è un’offerta. Forse questa è la cosa più difficile perché talvolta tendiamo a volerci riprendere i nostri spazi di comfort. Ultima, ma non per importanza, la spiritualità: il prete fa bene quel che fa perché si nutre del rapporto con Dio e trae continuamente cose nuove e cose antiche dal tesoro che sono la Parola del Signore, la preghiera, i sacramenti.

Salvatore. Innanzi tutto un prete deve essere un grande esperto di umanità. Questo lo si apprende specialmente stando con la gente e vivendo per la gente che il buon Dio, attraverso la persona del Vescovo, affida al prete. Inoltre essere un prete umano vuol dire, non soffermarsi all’apparenza ma curarsi della persona nella sua totalità, cercando di cogliere quali siano i bisogni dell’uomo di oggi. La seconda caratteristica che a me sembra importante è la cura della propria spiritualità. Il prete deve essere una persona spirituale. Senza la cura della propria interiorità, nutrita dall’Eucaristia e dalla Parola di Dio e alimentata dalla riflessione e meditazione personale, il prete oggi non può dare alle persone quello che non ha. Il sacerdote non è come qualsiasi altra persona nel mondo, deve far passare Cristo alle persone che incontra. Quindi penso che sia un punto molto importante. Altro aspetto è che deve avere a cuore la propria formazione intellettuale. Questo perché nel mondo in cui ci troviamo oggi, in balia di continui cambiamenti, bisogna sapere quello che diciamo e a quale mondo parliamo. Per questo un continuo aggiornamento è un arricchimento non solo per il prete in sé, ma per l’intero popolo di Dio.

Come è cambiato il rapporto in questi anni con la tua parrocchia di origine?

Luca. Di certo il rapporto è mutato. Quando sei trasferito in un’altra parrocchia non recedi il legame con le tue origini, ma devi essere in grado di non costituire una presenza che aleggia come uno spettro. Certo rimane la gratitudine per il seno che ti ha nutrito ed io torno ogni volta con gioia nella mia parrocchia, ma ho sempre cercato di non essere invadente.

Salvatore. Con la parrocchia di S. Pietro il legame è rimasto forte nonostante dopo l’anno propedeutico di seminario l’ho lasciata. Anche se raramente, quando posso ritorno volentieri e mi sento a casa. Seppur molte cose sono cambiate da allora, la preghiera e il sostegno di tanta brava gente che ho conosciuto e con la quale ho condiviso pezzi di vita insieme, non è venuta meno, anzi nel corso degli anni si è rafforzato creando dei bei legami di amicizia.

In famiglia e tra gli amici: come hanno “reagito” alla tua scelta di diventare prete?

Luca e Salvatore il giorno dell’ordinazione diaconale, 18 settembre 2021

Luca. In famiglia inizialmente non hanno reagito molto bene. I miei genitori, specie mio papà, non hanno accolto con favore la notizia. Probabilmente non se lo aspettavano. Per di più il fatto di essere figlio unico ha inciso notevolmente. C’è voluto del tempo perché i miei superassero questa resistenza. Mia mamma ne ha impiegato di meno e già a metà anno propedeutico ha cominciato a cambiare atteggiamento. Mio papà ne ha impiegato di più, ma alla fine entrambi hanno accettato questa mia scelta ed anzi sono felici di vedermi sereno. Pensate che mio padre oggi è in estrema fibrillazione per la preparazione dell’ordinazione! Quanto agli amici, la loro era la reazione che temevo di più ed invece è quella che alla fine mi ha completamente spiazzato: essendo tutti lontani da un cammino di fede mi sarei aspettato incomprensione e rifiuto; invece tutti, indistintamente, sono stati contenti e anzi mi hanno dimostrato una grande vicinanza e un sostegno prezioso. Tutti mi hanno detto che vedendomi felice erano felici; per me è stato un grandissimo esempio oltre che una non indifferente conferma.

Salvatore. In famiglia la mia scelta ha avuto una duplice reazione. Mia mamma non era per niente d’accordo, anzi l’aveva presa talmente male che mi voleva addirittura cacciare via di casa. Mio papà invece è stato contento fin da subito, anche se ogni tanto mi metteva in guardia facendomi riflettere sulla scelta e sui sacrifici che avrebbe comportato. Con il tempo anche mamma si è convinta della mia scelta ed oggi è strafelice. I miracoli esistono. Gli amici mi hanno risposto che se lo aspettavano e non hanno fatto tante storie.

Il Libro della Bibbia che senti più vicino a te e perché?

Luca e Salvatore il giorno dell’ordinazione diaconale, 18 settembre 2021

Luca. Gli Atti degli Apostoli. In esso si parla di come è nata la Chiesa, di quello che hanno passato i primi discepoli, di come hanno maturato la loro missione, dovendo non poche volte ripensarsi e mettersi in discussione; infine di come, in pochi, non di certo ricchi e potenti dal punto di vista umano, sono arrivati ai confini del mondo allora conosciuto, tra tante peripezie e sofferenze, sempre forti della sola fede nel Signore Gesù e confermati dallo Spirito Santo. Un esempio che per me è sempre di stimolo ad impegnarmi nel ministero con dedizione e senza risparmiarmi. Inoltre ritengo che oggi proprio la Chiesa nascente possa essere da esempio per impostare la pastorale in un mondo, quello europeo ed occidentale, che va rievangelizzato, per dirla con Benedetto XVI. Non possiamo oggi ancora far riferimento al paradigma della società cristiana. Oggi il mondo che abitiamo non è più innervato di cristianesimo; esattamente come il mondo in cui si trovarono ad operare i primi discepoli; per questo penso che questo libro possa essere una guida preziosa per il ministero e per questo l’ho sentito sempre così vicino.

Salvatore. Tutti i libri della Bibbia sono belli. Ma se dovessi sceglierne uno in particolare dico gli Atti degli Apostoli, dove si vede la Chiesa nascente, la Chiesa delle origini. È bello perché si vede la dinamicità dell’annuncio. È un continuo testimoniare Cristo morto e risorto e fare esperienza di Lui. Me lo sento particolarmente vicino perché mi riporta all’essenziale della nostra fede, una fede che non punta all’esteriorità, ma che mette al centro della propria vita Cristo Gesù.

Ai giovani che sono in discernimento vocazionale cosa diresti?

Luca. Ai giovani in discernimento dico solo non abbiate paura; Cristo non toglie nulla ma restituisce cento volte quello che gli offriamo. Io per lungo tempo ho sepolto il desiderio di essere prete per paura di perdere le piccole certezze e le piccole soddisfazioni umane. Poi mi sono reso conto che solo stando con il Signore Gesù sono veramente sereno.

Salvatore. Mi viene da dare un suggerimento. Non avere paura di fare esperienza dell’amore di Dio. Il Signore parla al cuore di ognuno di noi ma spesso non riusciamo ad ascoltarlo perché siamo frastornati da molte altre cose. Chiediamo al Signore un cuore attento che sappia ascoltare la sua voce. Fidiamoci di lui. Fidati di lui. Accogliamolo nella nostra vita. Dio dona tutto e non toglie niente. Anzi spesso dona molto di più di quello che noi osiamo chiedere.

Infine, essere prete è bello perché: …

Salvatore il giorno dell’ordinazione diaconale, 18 settembre 2021

Luca. Essere prete è bello perché ti viene offerta una cosa grandiosa: poter agire ed operare nella persona di Cristo a favore degli altri. Puoi dire “questo è il mio corpo”, “questo è il mio sangue”, “io ti assolvo”. Sono i gesti e le parole di Gesù, quelli che lui ha compiuto e pronunciato a favore del suo popolo; da prete sai che ripetendo quei gesti e quelle parole si attualizza la presenza di Cristo e si rende reale il mistero di Salvezza da lui operato. È una cosa grandissima ed è data in mano a poveri uomini, come sono io. Per questo è meraviglioso essere prete, perché tocchi con mano quella frase del Magnificat: “Ha fatto in me cose grandi colui che è potente”.

Salvatore. È bello perché con la propria vita cerchi di rendere presente al mondo l’amore di Cristo che tu stesso hai sperimentato È bello perché il Signore si serve della tua persona per far passare la sua grazia e la sua misericordia.

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