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Ricordati di me

«Maria Teresa Fasce visse nella costante contemplazione del mistero di Cristo. La Chiesa la indica come fulgido esempio di sintesi vivente tra vita contemplativa e umile testimonianza di solidarietà verso gli uomini, specialmente verso i più poveri, umili, abbandonati, sofferenti». Sono le parole con le quali S. Giovanni Paolo II ha delineato il profilo dell’antica Abbadessa del monastero delle agostiniane di Cascia il giorno in cui l’ha ascritta nell’albo dei Beati, il 12 ottobre 1997. Esattamente venti anni fa. Di tale felice ricorrenza è stata fatta memoria il 12 ottobre scorso nella Basilica inferiore di Santa Rita a Cascia, dove riposano le spoglie mortali della Fasce, con una solenne concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra.

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Con il Presule hanno concelebrato: il rettore della Basilica di Santa Rita padre Bernardino Pinciaroli; il priore della comunità agostiniana di Cascia padre Francesco Calleya; il parroco di Cascia don Renzo Persiani; il neo pro-rettore del santuario di Roccaporena don Canzio Scarabottini; sacerdoti agostiniani e diocesani. Dietro al presbiterio presenti naturalmente le monache agostiniane, guidate dalla priora madre Maria Rosa Bernardinis.  La Messa è stata animata dalla Corale Santa Rita. Presenti molti fedeli, le Apette dell’Alveare e diverse autorità civili e militari, tra cui il sindaco di Cascia Mario De Carolis.

La beata Fasce è nata nel 1881 a Torriglia, nell’entroterra genovese, Diocesi di Tortona. Il 22 giugno 1906 entra nel monastero delle agostiniane di Cascia, il 25 dicembre 1907 emette la professione temporanea dei voti, nel 1912 fa la professione solenne, nel 1914 è maestra delle novizie, nel 1971 madre vicaria e, infine, nel 1920 è eletta Abbadessa, incarico che le verrà riconfermato per ben nove volte, per un totale di ventisette anni. Muore il 18 gennaio 1947, dopo aver sofferto con fortezza e amore. Donna dal carattere forte e volitivo, briosa e vivace, è a lei che si deve la costruzione della Basilica di Santa Rita (avviata nel 1937 e terminata nel maggio del 1947, quattro mesi dopo la morte della Fasce) e la diffusione in Italia e nel mondo del culto verso la Santa dei casi impossibili. Donna felice, decisa e ferma nella vocazione, il 24 settembre 1938 ha accolto una bambina di Ascoli Piceno la cui mamma, vedova, non poteva più crescerla, avviando così il progetto Alveare di Santa Rita che oggi accoglie ragazze in difficoltà. Donna sensibile, forte e dolce, ha aiutato molte famiglie povere di Cascia e della zona negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale. Donna di un’intelligenza perspicace, ha avviato a Cascia l’accoglienza dei devoti di Santa Rita e una comunicazione diretta con loro fondando il periodico “Dalle Api alle Rose”, che ancora viene pubblicato.

«Il ricordo di questa nostra Beata – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – ci fa comprendere cosa significa vivere da cristiani. La Fasce attingeva fantasia, volontà e carità dalla sua relazione personale col Signore. È stata una donna di carità, cioè che ha messo in pratica le parole del Maestro che più volte ha invitato all’accoglienza, a volersi bene, a perdonarsi. I suoi gesti dunque – tra tutti la costruzione della Basilica di Santa Rita, l’avvio dell’Alveare per le Apette, la prossimità ai poveri di Cascia, la diffusione del culto di Santa Rita - sono frutto di questa carità e per questo rimangono nel tempo».