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Ricordati di me

L’annuncio pasquale è risuonato nella Chiesa: Cristo è risorto, egli vive al di là della morte, è il Signore dei vivi e dei morti. Nella “notte più chiara dei giorno” la parola onnipotente di Dio che ha creato i cieli e la terra e ha formato l’uomo a sua immagine e somiglianza, chiama a una vita immortale l’uomo nuovo, Gesù di Nazaret, figlio di Dio e figlio di Maria. Pasqua è dunque annuncio del fatto della risurrezione, della vittoria sulla morte, della vita che non sarà distrutta. Fu questa la realtà testimoniata dagli apostoli; ma l’annuncio che Cristo è vivo deve risuonare continuamente. La Chiesa, nata dalla Pasqua di Cristo, custodisce questo annuncio e lo trasmette in vari modi ad ogni generazione: nei sacramenti lo rende attuale e contemporaneo ad ogni comunità riunita nel nome dei Signore; con la propria vita di comunione e di servizio si sforza di testimoniano davanti al mondo.

Foto-gallery Veglia Pasquale

Le Messe dell’Arcivescovo: ha presieduto la solenne Veglia Pasquale (sabato 15 aprile alle 22.30) nella Cattedrale di Spoleto e il giorno di Pasqua, domenica 16 aprile 2017 ha presieduto tre Messe: alle 9.00 all’Hospice “La torre sul colle” di Spoleto, alle 11.30 nella Basilica Cattedrale e alle 16.00 con i terremotati a Campi di Norcia, dinanzi ai resti della chiesa di S. Salvatore.

La Veglia Pasquale, in cui si fa memoria dell’evento cardine della salvezza, la morte e risurrezione del Signore, è stata scandita dalla tradizionale successione di simboli che esprime bene il senso delle resurrezione di Cristo per la vita dell’uomo e del mondo: liturgia della luce, liturgia della parola, liturgia battesimale e liturgia eucaristica. «Da questa note – ha detto mons. Boccardo nell’omelia - il bene può vincere il male. Il progetto violento del principe del male, che negli uomini ha trovato spesso solerti alleati, è stato sconfitto; l’amore ha vinto l’odio, il bene ha sconfitto il male, la compassione ha superato la cattiveria, la tenerezza l’ingiustizia, la disponibilità l’orgoglio, l’amicizia l’insensibilità. È quanto avviene misteriosamente anche in noi, per la forza dello Spirito di Dio, quando riceviamo il Battesimo e siamo uniti alla morte di Cristo per godere della vita nuova in lui». Durante la Veglia l’Arcivescovo ha amministrato il sacramento del Battesimo a due adulti e ad una bambina; agli stessi adulti, poi, e ad un’altra donna che era già battezzata ha amministrato anche i Sacramenti dell’Eucaristia e della Confermazione (cresima).

La mattina di Pasqua, nell’omelia tenuta nella Cattedrale di Spoleto, mons. Boccardo ha ricordato Maria di Magdala che, appena giunta al sepolcro, vede che la pietra posta sull’ingresso, una lastra pesante come ogni morte e ogni distacco, è stata ribaltata. Neppure entra. Corre subito da Pietro e da Giovanni: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro!”, grida trafelata. «La tristezza di Maria per la perdita del Signore – ha detto il Presule -, anche solo del suo corpo morto, è uno schiaffo alla nostra freddezza e alla nostra dimenticanza di Gesù vivo. Oggi, questa donna è un alto esempio per tutti i credenti, per ciascuno di noi. Solo con i suoi sentimenti nel cuore è possibile incontrare il Signore risorto. È lei e la sua disperazione, infatti, che muovono Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava. Essi corrono immediatamente verso il sepolcro vuoto. Dopo aver iniziato assieme a seguire il Signore durante la passione, sebbene da lontano (Gv 18, 15-16), ora si trovano a correre entrambi, per non stargli lontano. È una corsa che esprime bene l’ansia di ogni discepolo, direi di ogni comunità, della Chiesa tutt’intera, che cerca il Signore. Anche noi dobbiamo correre verso il sepolcro ormai vuoto. La nostra andatura – ha proseguito l’Arcivescovo - non deve essere lenta, appesantita dall’amore per noi stessi, dalla paura di scivolare e di perdere qualcosa di nostro, dal timore di dover abbandonare abitudini ormai sterili, dalla pigrizia di un realismo triste che non fa sperare più nulla, dalla rassegnazione di fronte al male e alla violenza che sembrano inesorabili. Bisogna riprovare a correre, lasciare quel cenacolo dalle porte chiuse e andare verso il Signore. Perché la Pasqua è anche fretta».

Il Presule ha anche ricordato ai tanti fedeli che gremivano il Duomo che «scegliere Cristo significa operare per la vita. Ciò che vediamo attorno a noi - violenza, discriminazioni, egoismo nelle sue molteplici forme, e soprattutto il tentativo di imporre la dittatura del pensiero unico, politicamente corretto  - non è la vera realtà. Con la complicità di media, politici, magistrati e anche di qualche sedicente cattolico, si vuole imporre l’“uomo nuovo”, un essere ridotto ad oggetto meccanico, supermanipolabile, senza radici, memoria, identità. Se crediamo in Cristo risorto, signore della vita, vincitore del male, della menzogna e della morte, dobbiamo operare per fare la verità di fronte allo stravolgimento antropologico che, spesso in maniera subdola, si vuole contrabbandare come normalità: uomini e donne non “si diventa”, ma si nasce in quanto maschi e femmine; la famiglia non è “qualsiasi gruppo che si ami”, ma il patto pubblico e responsabile di vita comune tra un uomo e una donna, unico capace di generare e accogliere nuova vita».